mercoledì 23 dicembre 2009

Ma a cosa serve un titolo?

Salve a tutti.
Colgo la riflessione di Edoardo Morandi per tentare con tutti voi un piccolo esperimento.
Nella comunicazione tendiamo ad esprimere i propri concetti attraverso frasi e aneddoti, convenzioni create per riferirsi a concetti astratti, talvolta molto complessi. Il vero problema risiede nella soggettività della visione, ovvero nella impossibilità dell'esprimere il concetto puro, infatti quando spieghiamo qualcosa non emettiamo mai l'essenza della cosa in se, ma la nostra visione della cosa.
L'esperimento che vado a proporvi è semplicemente un tentativo di oggettività, attraverso una piccola storia voglio provare a farvi arrivare un messaggio che, con le semplici parole, risulterebbe incomprensibile.
Perdonatemi qualche errore di sintassi o di periodo, se qualcosa mi è sfuggito fatemelo notare, sarò lietissimo di correggerlo.

PIOGGIA SOSPESA

Scende la pioggia tranquilla sulla città, bagna i palazzi, le macchine.

Il paesaggio subisce passivo la doccia fredda nella notte, sui raccordi autostradali i fanali delle macchine irrompono nelle ordinate aure gialle dei lampioni.

Lo skyline della città è sempre lo stesso: le colline con la zona residenziale a nord-ovest, avvolte nella foschia, la zona del porto a sud est, piena di ruggine e affari loschi, il centro che si snoda verso nord est, pieno di vetrine spente e palazzi, luci e pubblicità.

Sembrerebbe tutto come sempre, con i fumi che si alzano dalla città industriale a sud, accanto al porto, e si dirigono verso gli slums a sud ovest.

E proprio in queste periferie sfasciate abita una bambina, Aneglina, ha soltanto 8 anni e paura dei fulmini. Questa è una notte troppo paurosa per dormire, potrebbe essere che da un momento all'altro un fulmine cada al suolo con il suo boato fragrante, e allora, pensa Angelina, non varrebbe la pena cercare di addormentarsi per essere presi di sorpresa, magari sul più bello, i fenomeni atmosferici sono molto dispettosi.

Angelina 8 anni, occhi verdi acquamarina ed attenti a scrutare, a volte il cielo, in attesa della scarica, a volte il terreno, per vedere le pozze d'acqua in cui la pioggia disegna tanti bei cerchi. Quando all'improvviso se ne accorse, ebbe un attimo di smarrimento, ma poi lo vide con chiarezza; le gocce d'acqua si erano fermate, non cadevano più. Aprì la finestra e sporgendo il braccino toccò quell'immobilità, e appena carezzata una goccia, questa bagnò dolcemente la pelle della bambina, proprio come se ci fosse caduta. Angelina andò a svegliare il papà, che sulle prime trovò un po' strane le argomentazioni della figlia; solitamente diceva che c'erano i fulmini, o i mostri, ma quella delle gocce immobili doveva ancora sentirla. Eppure, come solo un adulto può fare, non riuscì a muovere un passo quando dalla finestra vide le gocce sospese a mezz'aria; sarà che quando uno invecchia trova difficile vedere meraviglia nella distruzione delle proprie certezze.

Allora chiamò un suo amico e anche lui chiamò altri amici e via così, finché tutta la città non si fu svegliata e tutti uscirono a bagnarsi nell'acqua sospesa. Fu tanto bello vedere tutti assonnati ma svegli ed increduli, che non si capiva se era più il sonno o la meraviglia, ma tutti erano uguali, non c'era ricco che fosse meno meravigliato o pensionato che l'avesse già visto, la pioggia si era fermata, per la prima volta al mondo.

Angelina lo sapeva che era stata la prima a capirlo, se lo sentiva, e chiese al papà che cosa ne sarebbe stato delle gocce restati all'indomani. Il papà non seppe rispondere, ma si domandò come mai la sua bambina riuscisse sempre a trovare le domande che a lui mancavano, lei questa cosa se l'era già chiesta da tempo. Il giorno dopo Angelina si svegliò di buon ora, aprì la tenda e le gocce erano scomparse. Forse aveva sognato, andò a chiedere al papà, ma lui le confermò che non era stato un sogno. Gli esperti si dibattevano sulle più disparate cause, chi sosteneva che era colpa di un campo magnetico, chi diceva che erano stati gli alieni, ognuno urlava una cosa diversa, ed era un inseguirsi di professoroni nei salotti televisivi. Ad Angelina non importava, lei non aveva la televisione, piuttosto una volta tornata da scuola, dove per tutto il giorno non si era parlato d'altro che delle possibili cause della pioggia sospesa, disse a suo papà:”Ma non è che semplicemente la pioggia si è stancata di cadere sempre sulle solite cose ed ha preferito starsene a mezz'aria?”

Papà non le rispose subito, si limitò a prenderla in braccio e a stringerla forte, come faceva tutte le volte che la figlia gli diceva qualcosa che lo scuoteva nel profondo, poi disse:”Forse, ma non è detto che le cose debbano restare sempre così”.

2 commenti:

  1. Ciao, è bello ogni tanto leggere la meraviglia che un giovene vuol mostrate; ed è altrettanto bello meravigliarsi di ciò che scrive! Leggendo la tua storiella, non mi sono soffermato troppo sul messaggio profondo e reale riguardante la bellezza dell'ingenuità della bimba rispetto alle " Seghe mentali" che tutti gli altri ( i colti) si facevano sul fenomeno delle gocce sospese. Quello, invece, che mi ha colpito è che, questo, non è stato scritto da un veterano, ma da un ragazzo di 25 anni! Ciò dimostra che la ragione e la pazzia sono spesso il carburante di tutti! Che si parli di giovani o di vecchi, il sorriso e l'ingenuità, rimane l'unica manifestazione incredula dell'uomo per non impazzire davanti a ciò che la propria ragione non riesce a capire. Bravo! Rimani nella tua Aurea di purezza e non ti affacciare troppo dalla finestra a guardare ciò che gli altri fanno quando il dubbio li colpisce. Continua a sorridere e non disperare di essere chiamato pazzo! La vita è soltanto una, e, posso garantirti (purtroppo per esperienza) che, quando si riesce a non perdere il sorriso, si riesce a sopportare pesi immensi.

    Marco Morandi

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  2. Non condivido al 100% quanto dichiarato da Marco, anche se lo trovo intelligente come il tuo racconto "sperimentale", quasi certamente tutto nasce proprio da quello che tu asserisci, cioè ogni cosa che uno descrive non è l'assoluto, è soltanto quello che uno vede, come lo vede e lo descrive a modo suo. Siccome sembra che tra noi tre ci sia all'incirca per ognuno di noi una generazione, è evidente che io, il vecchio, vede diversamente dal figlio (ipotetico s'intende) e molto diverso dal nipote (sempre ipotetico), bene cominciamo lesperimento: dall'alto della mia esperienza, ma pur sempre con minor presunzione (almeno apparente) di Marco, riconosco una minor meraviglia di Marco e certamente di te che l'hai posta come un'iperbole, ma noi vecchiotti già meravigliati miliardi di volte, abbiamo creato nel tempo degli anticorpi contro le sorprese, insomma ci siamo abituati a non meravigliarci più, personalmente, ferse per carenza intellettuale, o impiegato anni a capire come potevano volare gli aerei in pratica li ho quasi vesti nascere, poi ho capito che non c'era niente di strano, quel "nulla" che riusciva a sostenere gli uccelli, come per magia, può ovviamente sostenere un aereo pesantissimo, basta solo che le ali abbiano una portanza sufficiente a sostenerlo e con la velocità adeguata, le stesse pascal di pressione che reggono il eggeri uccelli reggono gli aerei, come queste milioni di altre domande, hanno avuto risposta, tranne che nell'esoterismo nelle magie, nei miracoli e nelle religioni stesse, li no, nessuna spiegazione, prendere o lasciare. Bene non pensare alla fede, cosa che non ho, pensa solo che dopo tanti anni di ricerca di tante spiegazioni, oggi mi approccio ai racconti ed anche alle foto i video, le convinzioni generali, con distacco ma con un certo interesse, vedo se ci può essere una spiegazione appena plausibile, poi archivio il fatto anomalo, o con diniego quasi assoluto, non perdendoci tempo, oppure come in questo caso, due o tre possibilita di spiegazione, sia pure fantasiose, affrontando poi il resto del racconto con maggior interesse per vedere gli approcci dei raccontati e l'esposizione del raccontatore. molto interessante rientriamo in contatto grazie. Capobianco

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