In questi giorni abbiamo potuto osservare in buona parte d'Italia l'ennesimo ma non nuovo regalo della natura: la neve. Chi non ha pensato "che bella la neve"? Bisogna ammettere che la cura minuziosa con cui vanno a disporsi una ad una le molecole d'acqua per formare i cristalli ha una bellezza intrinseca indescrivibile. Quello che però mi lascia pensieroso è come la nostra mente sia più attenta al "diverso" che al "bello". E' impossibile negare a se stessi di essersi incantati a guardare le lande bianche, con gli occhi folgorati da quel singolare riverbero che solo la neve sa darci. Eppure... perché non rimaniamo altrettanto sbigottiti ogni giorno quando usciamo di casa? Pensate un po' alla varietà di colori che il bosco autunnale ci pone davanti: verde, giallo, rosso, marrone.... viola!!! E noi ci sciogliamo per un paesaggio 'quasi monotono'. Non fraintendiamo: io adoro la neve, ed anch'io mi riempo di euforia quando quei leggeri fiocchi freddi cominciano a posarsi con grazia su qualsiasi cosa. La mia considerazione è però che un tutti dovremmo quotidianamente ricordare quel bianco paesaggio innevato per potervi sovrapporre le stesse porzioni di terra e cielo che normalmente ignoriamo. Cominciamo a notare i colori, le tonalità, la luce ed anche il vento che ci soffia in viso. L'abitudine è nostra salvatrice e nemica allo stesso tempo. Cerchiamo tutti, io per primo, di raccogliere le differenze, metterle insieme ed estrapolarne coscientemente le bellezze intrinseche. La nostra unica arma contro l'abitudine è il raffronto, il bene contro il male, giorno e notte, yin e yang.
Persone molto più colte di me hanno già detto tutto ciò infinite volte, ma se ancora non abbiamo imparato probabilmente è importante tornare un poco a mettere in discussione il nostro modo di vivere. Siamo immersi nella pura bellezza e ci ostiniamo a correre ciechi.
Edoardo Morandi
domenica 20 dicembre 2009
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Bravo palle, "il lupo un caca agnelli" complimenti
RispondiEliminabeh, caro Edoardo, con me sfondi una porta aperta!
RispondiEliminaLe tue parole riecheggiano nel mio pensiero un'infinità di volte portandomi quasi ad esserne ubriaco; ma quanti occhi riescono a guardare?
Mi auguro che tu possa pubblicizzare questo blog al punto di poter "insegnare" ( per i presuntuosi "ricordare") ciò per cui siamo nati: godere spudoratamente del bello che ci circonda!
Purtroppo però devo dirti che non è facile far impegnare le persone a leggere qualche goccia di purezza, ma... non arrenderti, segui la testardaggine di tuo padre e continua così.
Morandi Marco
....eh sì..!!!! un manto di purezza su di una Terra che si lascia delicatamente coprire da una coltre candida, che tutto mette a tacere. Una cosa che mi ha sempre affascinato è il silenzio sulla neve. Anche gli sporadici rumori sono ovattati, vengono ammortizzati da questa "mano di bianco che un imbianchino impazzito si è divertito a passare con mano artistica". La terra che l'accoglie... e poi la getta via in poche ore riapprorpiandosi della sua identità cromatica stagionale. Terra, dove niente si crea, ma tutto si trasforma. E che niente disperde; dicevano i nosri vecchi "sotto la pioggia fame, sotto la neve pane..", la neve non dilava il terreno, ma sciogliendosi si lascia assimilare goccia a goccia; così facendo rinpingua le falde acquifere e alimenta le varie vene che fanno rivivere i purtroppo ormai rari "doccini" presenti nelle nostre campagne. Purtroppo la tropicalizzazione del clima che stiamo subendo ci costringe, oltre che a subire la totale mancanza di gradualità degli eventi, a restare meravigliati di un normale sprazzo di inverno, come prima era normale vedere, ma come adesso nelle nostre zone risulta desueto. E ci abitua nostro malgrado a situazioni totalmente assenti della tranquilla e poetica graduale trasformazione: la primavera e l'autunno, le quali, cromatiche e metereologiche, caratteristiche rispettivamente ci risvegliavano, dall'inverno, o ci preparavano. "Non esistono più le mezze stagioni", si sente spesso dire, e purtroppo risulta essere sempre più vero, ma per rimpiangerle veramente dobbiamo "subire" le aspre estreme rigidità: freddo polare e caldo torrido. Considerando questi estremi, quindi, una nevicata come quella appena vissuta con un seguito di temperature....dolomitiche, ci deve inevitabilmente portare a pensare ad un passato, abbastanza recente. La nevicata di cui si parla è durata tre/quattro giorni, chi ha parlato con persone di oltre ottant'anni, avrà sentito dire che qualche decennio fa la neve a Mensano veniva tutti gli anni e vi stava...anche due mesi l'anno costringendo l'attuale microeconomia ad arrangiarsi .....come durante un'assedio, di trecentesca memoria, al borgo protetto dalle cinta mirarie. Questo è quello che uscendo di casa ho pensato sabato scorso. Ed ho pensato anche che se ci venisse tolto l'uso dei mezzi di trasporto e dell'energia elettrica..... ci troveremmo inermi e ...fuori luogo, come di fronte ad uno specchio dove non ci riconosciamo più. Quindi una bella nevicata è anche terapeutica purchè le menti menzionate da Marco si fermino a pensare a cosa è veramente importante, cosa è veramente bello, veramente utile e veramente necessario. L'analogia può essere quella di provare a fare un percorso sempre fatto in auto, a piedi, oppure in bicicletta. Sembra sia tutto un altro mondo. E così lo sarà davvero tra qualche .....secolo? ..anno ?? ...questo dipenderà molto anche da noi. Grazie Edoardo e Marco per avermi "obbligato" a scrivere ripensando.
RispondiEliminaPaolo Bartali