giovedì 22 aprile 2010

Il manifesto Fondista

Salve genti, quello che state per leggere è il manifesto che espone in modo chiaro e semplice quali sono i canoni fondamentali del nuovo movimento culturale (da me fondato) che prende il nome di Fondismo.
In un paese allo sbando, dove non si trova lavoro neanche a morire, dove l'arte e la cultura vengono giornalmente uccise e dimenticate, il Fondismo ha trovato terreno fertile ove piantare radici.
In effetti qui stiamo perdendo colpi, scendendo di livello, e allora il fondista si premura di accellerare questa discesa, affinché il fondo sia toccato il più presto possibile. Per garantire ciò vengono aboliti tutte le scuole ed i metodi, studiare è inutile; inoltre tutti gli errori possibili ed immaginabili assumono nel fondismo valenza artistica, quindi addio a regole ortografiche, stilistiche e grammaticali. Anche nella musica addio regole, da oggi per comporre basta saper tenere una chitarra con la tracolla, meglio ancora se la si lascia nella custodia.
Anche la storia (in quanto notoriamente processo cicilico) viene abolita in pro di una semplice formula matematica quale Y=3.
Nel disegno e nelle belle arti deve venire a mancare la prospettiva e la scelta cromatica: i colori verranno cambiati dall'artista che dipinge al suono di un timer che suona ad intervalli irregolari. Una pratica tabella di colori random numerati deciderà quale colore l'artista deve usare per l'intervallo di tempo successivo.
I concetti espressi dovranno essere necessariamente BRUTTI e SGRADEVOLI: si esalterà infatti la meschinità e la violenza, la cupidigia e l'arroganza: la prepotenza diventerà una virtù, l'accidia una qualità, la falsità un dovere.
Le parole usate non dovranno mai essere volgari, questo per renderci all'apparenza inoffensivi e politicaly correct, ma all'interno saturi di decomposizione e orripilità. Si darà un colpo al cerchio e uno alla botte, schierandoci contemporaneamente sia dala parte dei vinti, sia da quella dei vincitori.
Essenziale nel Fondismo è l'utilizzo di neologismi intarsiati di simboli completamente assurdi come "an§tina£sc/ita" per descrivere una pillola abortiva o una serie di percosse su una donna in stato interessante.
Il Fondismo porterà l'uomo Italico ad una nuova cuspide di bassezza culturale e grettitudine, tutti saranno artisti e il patrimonio mondiale verrà saturato di operescrementi.
Nella viva speranza che tutti quanti incoinizino a scribere in fondismo vi salubro con i mìglorì au4gùrII.

giovedì 8 aprile 2010

L'arancio, l'arancia

E' davvero buffo constatare quanto siamo abituati a parlare ma non voler ascoltare. Ne siamo così assuefatti da arrivare spesso ad aprir bocca, ricevere una risposta e sentire ciò che volevamo la risposta fosse.
Mi chiamano in camera: "C'è X? (ometto il nome del mio fedele compagno di camera)". "No", rispondo. "E' uscito?"
Per un istante sono stato fortemente tentato di rispondere "no" a quella domanda, semplicemente per vedere l'effetto che avrebbe suscitato. Qual'è lo scopo di una simile domanda? E' un "sei sicuro"? Non credo, visto che il nostro appartamento è un buco -- mica dobbiamo usare l'interfono per comunicare tra di noi! Dal mio punto di vista è puramente una mancanza di attenzione alla comunicazione. In questo caso l'interlocutore dava per scontato che il mio compagno fosse in casa al punto tale da aspettarsi un "glielo passo". Invece no! Ed è normale che quando una persona si trova spiazzata va a focalizzare l'attenzione sugli accadimenti, nel nostro caso facendo una domanda con lo stesso significato ma ponendo a questo punto attenzione alla risposta. Dopo aver cordialmente salutato l'interlocutore mi sono voluto comunque gustare quello che sarebbe potuto essere il dialogo...
C'è X?
No
E' uscito?
No
Come scusa?
Non è uscito.
Ma hai detto che non c'è...
Allora avevi capito... e perché allora mi ha chiesto se era uscito?
Capite bene che naturalmente la persona al di là del telefono si sarebbe sicuramente offesa...
Facciamo dunque un piacere a noi stessi, non viviamo passivamente: è vero che qualsiasi cosa tu faccia va a comunicare qualcosa, peccato che non è necessariamente quello che avresti voluto... Va a finire che uno vorrebbe ordinare on-line della frutta e si ritrova a casa un paio di mini-bonsai di arancio!

martedì 23 febbraio 2010

Piccoli litigi alle scuole elementari

Da un po' di tempo a questa parte e sempre di più di giorno in giorno mi frulla in testa il frammento del testo di una canzone: "Revolution, the only solution..." Non sono mai stato né un'idealista né tantomeno un anarchico. Ho sempre pensato che nei "giochi di potere" (perché è questo che sono al giorno d'oggi) servisse molto di più la capacità di concretizzare qualcosa di piccolo ma significativo piuttosto che andare a sventolare bandiere ed ideali per ritrovarsi con un bilancio in rosso, l'acqua alla gola e problemi che le utopie sanno difficilmente risolvere
Da Wikipedia: La rivoluzione (dal tardo latino revolutio, -onis, rivolgimento) è un mutamento improvviso e profondo che comporta la rottura di un modello precedente e il sorgere di un nuovo modello. Mutamento. Improvviso e profondo. Comincio a credere che sia l'unica soluzione per rimettere insieme quei cocci che continuano ostinatamente a voler essere chiamati "Italia". Quello che però turba anche me è che non credo che una spinta del genere possa partire, ad oggi, dal popolo. Troppo impegnati a lamentarsi della crisi davanti al Grande Fratello ed a Uomini e Donne per capire che la situazione sta davvero diventando catastrofica, e non perché non è più possibile farsi la vacanza a Charm el-Cheikh... E allora chi? Una fantomatica oligos formata da esperti del settore, idealmente convinti e capaci di stravolgere completamente il sistema fino a prenderne le redini? E chi è quel matto che adesso se la sentirebbe di dire "mi carico la situazione italiana sulle spalle e la risolvo"?
Non ho mai visto di buon occhio la democrazia in Italia: troppe volte si è dimostrata una gara a chi vende meglio le proprie maschere. Alla caciara di 10 persone che dicono ognuno la loro preferisco un leader che sappia delineare la strada. Quello che vedo adesso è la caciara delle 10 persone ed il leader che lastrica la propria via. E questo non credo sia il futuro giusto per l'Italia. E sono stanco di aspettare qualcuno che voglia davvero risolvere la situazione... e che ne sia capace. Sempre più persone a cui voglio bene si stanno trovando in condizioni davvero problematiche. Per ora cerco di delineare il mio futuro in modo da cambiare (rivoluzionare effettivamente) il contesto intorno a me. Il tutto cercando sempre di mantenere la calma e cognizione di causa di quello che sto facendo, evitando scene come quella a cui ho assistito stamani: una signora che ruba il parcheggio ad un altra e quest'ultima esce dall'auto come una furia, gridando, imprecando e battendo i piedi in terra. Come faccio a credere nel popolo italiano se anche il più banale dei problemi viene affrontato da bambini delle scuole elementari? Ah, no, scusate. Probabilmente i miei fratelli più piccoli non avrebbero fatto una simile scenata...

domenica 10 gennaio 2010

Un Astolfo prego...!

Spero di aver appreso una cosa importante...
cioè che la paura del diverso è la nemica più grande dell'uomo
Spesso viviamo intrisi di stereotipi e ci fermiamo all'apparenza, spesso tendiamo a generalizzare.
Forse il problema degli immigrati sta semplicemente nel fatto che non vogliamo ascoltarli, l'unico valore che gli diamo è quello di braccia per il lavoro.
Magari invece oltre alle storie personali di persone hanno anche una cultura dietro che dovremmo rispettare, e forse conoscendola capiremmo meglio la nostra, ci potremmo rendere conto che sono più simili di quel che pensiamo, probabilmente anche loro amano le stesse cose che amiamo noi, forse in modo diverso.
Magari sanno fare le stesse cose che facciamo noi, probabilmente le fanno meglio.
Ma finché considereremo gli stranieri come fonte di problemi solo quelli ci daranno, la loro ricchezza ci resterà ignota.
Dicono che distruggono la nostra cultura, io dico che siamo noi a distruggerla, in primis, negandola agli altri e a noi stessi: sempre più incapaci di ricordare la storia, l'educazione, ci stiamo trasformando in bestie ignoranti che sanno solo odiare, odiare il diverso, la cultura (il vandalismo delle opere d'arte, per non parlare della condizione della scuola), odiare gli altri (guardate quanti atti d'amore ci sono allo stadio..tra cittadini italiani!).
Mi chiedo dove sia il senno in tutto questo, forse c'è bisogno di un Astolfo che vada sulla luna a riprendere il senno di un povero popolo che forse è troppo vecchio per ricordare tante cose...