martedì 23 febbraio 2010
Piccoli litigi alle scuole elementari
Da Wikipedia: La rivoluzione (dal tardo latino revolutio, -onis, rivolgimento) è un mutamento improvviso e profondo che comporta la rottura di un modello precedente e il sorgere di un nuovo modello. Mutamento. Improvviso e profondo. Comincio a credere che sia l'unica soluzione per rimettere insieme quei cocci che continuano ostinatamente a voler essere chiamati "Italia". Quello che però turba anche me è che non credo che una spinta del genere possa partire, ad oggi, dal popolo. Troppo impegnati a lamentarsi della crisi davanti al Grande Fratello ed a Uomini e Donne per capire che la situazione sta davvero diventando catastrofica, e non perché non è più possibile farsi la vacanza a Charm el-Cheikh... E allora chi? Una fantomatica oligos formata da esperti del settore, idealmente convinti e capaci di stravolgere completamente il sistema fino a prenderne le redini? E chi è quel matto che adesso se la sentirebbe di dire "mi carico la situazione italiana sulle spalle e la risolvo"?
Non ho mai visto di buon occhio la democrazia in Italia: troppe volte si è dimostrata una gara a chi vende meglio le proprie maschere. Alla caciara di 10 persone che dicono ognuno la loro preferisco un leader che sappia delineare la strada. Quello che vedo adesso è la caciara delle 10 persone ed il leader che lastrica la propria via. E questo non credo sia il futuro giusto per l'Italia. E sono stanco di aspettare qualcuno che voglia davvero risolvere la situazione... e che ne sia capace. Sempre più persone a cui voglio bene si stanno trovando in condizioni davvero problematiche. Per ora cerco di delineare il mio futuro in modo da cambiare (rivoluzionare effettivamente) il contesto intorno a me. Il tutto cercando sempre di mantenere la calma e cognizione di causa di quello che sto facendo, evitando scene come quella a cui ho assistito stamani: una signora che ruba il parcheggio ad un altra e quest'ultima esce dall'auto come una furia, gridando, imprecando e battendo i piedi in terra. Come faccio a credere nel popolo italiano se anche il più banale dei problemi viene affrontato da bambini delle scuole elementari? Ah, no, scusate. Probabilmente i miei fratelli più piccoli non avrebbero fatto una simile scenata...
domenica 10 gennaio 2010
Un Astolfo prego...!
mercoledì 23 dicembre 2009
Ma a cosa serve un titolo?
Colgo la riflessione di Edoardo Morandi per tentare con tutti voi un piccolo esperimento.
Nella comunicazione tendiamo ad esprimere i propri concetti attraverso frasi e aneddoti, convenzioni create per riferirsi a concetti astratti, talvolta molto complessi. Il vero problema risiede nella soggettività della visione, ovvero nella impossibilità dell'esprimere il concetto puro, infatti quando spieghiamo qualcosa non emettiamo mai l'essenza della cosa in se, ma la nostra visione della cosa.
L'esperimento che vado a proporvi è semplicemente un tentativo di oggettività, attraverso una piccola storia voglio provare a farvi arrivare un messaggio che, con le semplici parole, risulterebbe incomprensibile.
Perdonatemi qualche errore di sintassi o di periodo, se qualcosa mi è sfuggito fatemelo notare, sarò lietissimo di correggerlo.
PIOGGIA SOSPESA
Scende la pioggia tranquilla sulla città, bagna i palazzi, le macchine.
Il paesaggio subisce passivo la doccia fredda nella notte, sui raccordi autostradali i fanali delle macchine irrompono nelle ordinate aure gialle dei lampioni.
Lo skyline della città è sempre lo stesso: le colline con la zona residenziale a nord-ovest, avvolte nella foschia, la zona del porto a sud est, piena di ruggine e affari loschi, il centro che si snoda verso nord est, pieno di vetrine spente e palazzi, luci e pubblicità.
Sembrerebbe tutto come sempre, con i fumi che si alzano dalla città industriale a sud, accanto al porto, e si dirigono verso gli slums a sud ovest.
E proprio in queste periferie sfasciate abita una bambina, Aneglina, ha soltanto 8 anni e paura dei fulmini. Questa è una notte troppo paurosa per dormire, potrebbe essere che da un momento all'altro un fulmine cada al suolo con il suo boato fragrante, e allora, pensa Angelina, non varrebbe la pena cercare di addormentarsi per essere presi di sorpresa, magari sul più bello, i fenomeni atmosferici sono molto dispettosi.
Angelina 8 anni, occhi verdi acquamarina ed attenti a scrutare, a volte il cielo, in attesa della scarica, a volte il terreno, per vedere le pozze d'acqua in cui la pioggia disegna tanti bei cerchi. Quando all'improvviso se ne accorse, ebbe un attimo di smarrimento, ma poi lo vide con chiarezza; le gocce d'acqua si erano fermate, non cadevano più. Aprì la finestra e sporgendo il braccino toccò quell'immobilità, e appena carezzata una goccia, questa bagnò dolcemente la pelle della bambina, proprio come se ci fosse caduta. Angelina andò a svegliare il papà, che sulle prime trovò un po' strane le argomentazioni della figlia; solitamente diceva che c'erano i fulmini, o i mostri, ma quella delle gocce immobili doveva ancora sentirla. Eppure, come solo un adulto può fare, non riuscì a muovere un passo quando dalla finestra vide le gocce sospese a mezz'aria; sarà che quando uno invecchia trova difficile vedere meraviglia nella distruzione delle proprie certezze.
Allora chiamò un suo amico e anche lui chiamò altri amici e via così, finché tutta la città non si fu svegliata e tutti uscirono a bagnarsi nell'acqua sospesa. Fu tanto bello vedere tutti assonnati ma svegli ed increduli, che non si capiva se era più il sonno o la meraviglia, ma tutti erano uguali, non c'era ricco che fosse meno meravigliato o pensionato che l'avesse già visto, la pioggia si era fermata, per la prima volta al mondo.
Angelina lo sapeva che era stata la prima a capirlo, se lo sentiva, e chiese al papà che cosa ne sarebbe stato delle gocce restati all'indomani. Il papà non seppe rispondere, ma si domandò come mai la sua bambina riuscisse sempre a trovare le domande che a lui mancavano, lei questa cosa se l'era già chiesta da tempo. Il giorno dopo Angelina si svegliò di buon ora, aprì la tenda e le gocce erano scomparse. Forse aveva sognato, andò a chiedere al papà, ma lui le confermò che non era stato un sogno. Gli esperti si dibattevano sulle più disparate cause, chi sosteneva che era colpa di un campo magnetico, chi diceva che erano stati gli alieni, ognuno urlava una cosa diversa, ed era un inseguirsi di professoroni nei salotti televisivi. Ad Angelina non importava, lei non aveva la televisione, piuttosto una volta tornata da scuola, dove per tutto il giorno non si era parlato d'altro che delle possibili cause della pioggia sospesa, disse a suo papà:”Ma non è che semplicemente la pioggia si è stancata di cadere sempre sulle solite cose ed ha preferito starsene a mezz'aria?”
Papà non le rispose subito, si limitò a prenderla in braccio e a stringerla forte, come faceva tutte le volte che la figlia gli diceva qualcosa che lo scuoteva nel profondo, poi disse:”Forse, ma non è detto che le cose debbano restare sempre così”.
domenica 20 dicembre 2009
De consuetudinibus
Persone molto più colte di me hanno già detto tutto ciò infinite volte, ma se ancora non abbiamo imparato probabilmente è importante tornare un poco a mettere in discussione il nostro modo di vivere. Siamo immersi nella pura bellezza e ci ostiniamo a correre ciechi.
Edoardo Morandi
sabato 12 dicembre 2009
L'essenza dello Stato
LA RELIGIONE? Serve! Cosa sarebbe l'uomo senza la religione? solo materialismo, senza morale, la corruzione invaderebbe il pianeta, le violenze... non ne parliamo nemmeno, la religione serve!
LA POLITICA? Cavolo, serve eccome, chi ci rappresenterebbe al governo centrale? Come potremmo avere voce in capitolo se non ci fosse la politica? e come si farebbe, da chi saremmo difesi contro i potenti se non ci fasse la politica? serve serve, la politica serve.
L'AMMINISTRAZIONE PUBBLICA? per bacco serve! Come faremmo senza l'amministrazione pubblica, senza carta d'identità senza patente di guida, senza le guardie comunali, senza le guardie regionali, mamma mia non posso immaginare un mondo senza l'amministrazione pubblica! Serve!
L'ESERCITO? Bè quello.... ma sì, serve, che diamine! senza esercito come ci difendiamo dagli altri eserciti? ma se non ce ne fosse nessuno? è.... si forse....non, no, serve, serve contro le mafie contro il terrorismo, contro eventuali attacchi alieni che pur senza eserciti, si vogliono impadronire della terra, si serve.
LA SANITA'? con tutti i dottori, i ricercatori, l'infermiere, i portantini, gli amministratori degli ospedali, i manutentori di queste strutture, e soprattutto i dirigenti, gli addetti agli acquisti, insomma questo serve proprio tanto altrimenti si morirebbe tutti!
POLIZIA e CARABINIERI? ... porca miseria, senza questi i delinquenti ci mangiano vivi! sevono!
GIUSTIZIA? con tutti gli avvocati, i giudici, i cancellieri, gli usceri. i segretari, i notai, i manutentori anche quì di tutte le strutture, insomma tutta questa popò di ambaradan serve? si! e..... altrimenti a che servirebbe quello che abbiamo detto prima? Come si farebbe a vedere chi a ragione tra due che litigano? e se uno non rispetta le leggi. quando la polizia l'ha beccato chi lo punisce? Serve, serve.
LE CARCERI? anche quì con tutte le strutture da mantenere, rinnovare aumentare sempre di più, poi le guardie carcerarie.... insomma serve anche questa struttura, è indispensabile, figuriamoci!
E LE SCUOLE? Con le UNIVERSITA' i ricercatori i professori i dirigenti ed anche quì ovviamente, bidelli addetti alle pulizie e di nuovo manutentori, amministratori ecc, ecc. Serve? Diamine se non serve questa, che vogliamo ripiombare nell'era della pietra? Si Serve
I COMUNI, LE PROVINCE, le regioni? Bo'.... penso che anche queste serviranno di certo...
Ma insomma serve quasi tutto quello che c'è, dobbiamo rassegnarci a campare tutta questa gente che lavora per noi, dandoci questi preziosi servizi dei quali non possiamo farne a meno (che poi sono quelli che ci fanno incazzare tutti i giorni), quindi ognuno di noi che produce deve accollarsi (oltre alle nostre famiglie) anche un'altra decina o certamente molte di più di famiglie di chi non produce ma che ci mette in condizione di incazzarci, mi spiace per i miei figli e nipoti che dovranno sudare per tirare questo carretto pieno di ciarpame e di opportunismi, di servizi veri o presunti tali, io ormai sono al capolinea e tra poco scendo (spero di farlo prima di dover montare anch'io su quel carro), auguri ragazzi!
Capobianco
martedì 3 novembre 2009
Perchè il titolo "Il Bordo Bianco"?
Mi era stato chiesto uno spazio in cui potersi confrontare e io l'ho concesso. Adesso va fatto girare.
In attesa vi saluto Morandi Marco
LOTTA
Su questo tema, molti filosofi ci hanno scritto libri, molti dottori ne hanno fatto la loro vita, ma... cosa è l'inconscio? Per molti, potrebbe essere la parte nascosta di noi stessi, per altri , la parte più misteriosa, per altri ancora, una grande incognita. Per me, le cose sono molto più semplici. L'inconscio non è altro che l'attuazione della nostra cultura. L'inconscio è la capacità che l'uomo ha di manifestare il proprio sapere. Tutti i giorni, involontariamente, eseguiamo migliaia di movimenti senza accorgercene, senza prestare attenzione a quanti ostacoli oltrepassiamo. Pensiamo alla guida distratta che tutti noi facciamo, pensiamo a quante contrazioni muscolari attiviamo, a quante scelte mettiamo in gioco senza esserne consapevoli. Ma in quei momenti chi guida al posto nostro, chi muove i nostri muscoli chi attua scelte continue sul da farsi? Secondo il mio punto di vista, quello è l'inconscio! Per me, l'inconscio è quella parte di noi che, dimenticata dalla nostra veglia, manifesta il nostro sapere. Se ci soffermiamo a guardare un bimbo che impara a camminare, ci accorgiamo che il suo stato adrenalinico è al massimo. Lui, contrariamente a noi, fa attenzione a tutto ciò che succede. Ogni movimento, ogni attimo, passo dopo passo non lascia niente al caso apparente. Cade, si rialza, ci riprova! Cambia sistema di equilibrio, si attacca a qualsiasi appiglio, si stacca, studia il proprio corpo, le percezioni dei propri movimenti, delle proprie capacità. Poi, prova dopo prova, ci riesce: cammina! Raggiunge il proprio sapere ed archivia l'esperienza avuta nell'inconscio. L'essere umano, una volta trovata una soluzione, la cede al proprio io più intimo per pensare ad altre cose. Poi, sarà proprio quell'inconscio a fare quel lavoro per tutta la vita, mentre noi, come idioti, continuiamo a nasconderci a noi stessi... alla ricerca di ciò che già sappiamo. Ma, la cosa curiosa a cui nessuno pensa, è che tutti camminiamo. Ognuno di noi, a suo modo, ha imparato a camminare. Ognuno ha imparato a fare le proprie scelte. Ognuno ha imparato a fare le scelte comuni! Sì! Tutti camminiamo.... tutti parliamo! Tutti facciamo la stessa cosa! È vero che ognuno di noi cammina a modo suo, ma... tutti camminiamo! Allora, mi viene da chiedermi: perché nessuno ha trovato un sistema diverso per muoversi? Perché ognuno di noi continua ad imparare ed insegnare la propria lingua? Perché nessuno crea una nuova lingua comune a tutti? Secondo me le soluzioni che portiamo avanti e trasferiamo al nostro inconscio sono quelle più semplici da attuare. Oggi siamo in questa società ed occorre fare così! Pensate forse che se un bambino fosse in grado di vivere in un'isola deserta, faccia le stesse scelte che facciamo noi? Pensate che il suo inconscio sia come il nostro? Pensate che da solo impari a parlare ed a camminare in maniera eretta? Io penso di no! Sono convinto che il nostro inconscio non sia nostro, ma sia un inconscio comune, un inconscio collettivo! La nostra società è il nostro inconscio e se veramente vogliamo conoscere quello che sta dentro di noi, dobbiamo guardare la nostra comunità. È lì, davanti a noi e, nonostante tutto, siamo convinti di avere un inconscio proprio. La nostra intelligenza tende a rifiutare questa idea comune a tutti e cerca disperatamente di differenziarsi, di tirarsi fuori da ciò che ci accomuna e, spesso, non riuscendosi, si nasconde dietro all'impossibilità di conoscere il proprio io più nascosto. Se si accetta di vivere in questa società, dobbiamo accettare anche i suoi insegnamenti. Se invece, questo non ci sta bene, dobbiamo ribellarci! Abbiamo il dovere di cambiare le cose iniziando da noi stessi, differenziandosi da ciò che ci viene fatto credere “comune”.Dobbiamo avere il coraggio di cambiare questa situazione che ci induce ad essere tutti automi di una unica strategia comune. Forse, cambiare il modo di comunicare, di pensare e di ragionare, sarà difficile, sarà vergognoso, sarà intollerabile, ma abbiamo il dovere di trovare questo coraggio! Forse sarà dura per noi, per i nostri figli, per i nostri nipoti, ma almeno questa globalizzazione inizierà a disgregarsi e noi riprenderemo quella dignità di uomini che nel nostro passato ci distingueva dagli animali. Non importa se torneremo a camminare carponi o se vestiremo soltanto pellicce conquistate con il sudore. Quello che è importante è che si riesca finalmente a respirare aria pura. Il nostro inconscio è stato estirpato dalla nostra anima ed adesso viviamo in un mondo troppo piccolo per il bene comune. Ognuno dovrà ricominciare da se stesso. Dobbiamo smettere di aspettare che gli altri creino gli eventi per noi. Adesso che abbiamo la cultura della fisica, della chimica e della filosofia cerchiamo di custodirla in modo che rimanga almeno una traccia di ciò che con tanto sacrificio l'uomo ha conquistato. Il nostro essere, ha bisogno di imparare nuovamente a diventare indipendente da un inconscio collettivo. Riconquistiamo la nostra anima oltraggiando coloro che ce la stanno macchiando. Quelli tra voi che hanno il coraggio di iniziare questa lotta, mi stiano vicino e si preparino a perdere quel benestare fasullo che la nostra società ci impone per poter ridare forza a quella semplice carezza che ci sfiora il viso.